Nivuori Nutrizione

Lo stress fa ingrassare o dimagrire? Scopriamolo insieme.

VITA FRENETICA, IMPEGNI INCALZANTI: LO STRESS DA ANNI E’ FORSE IL NOSTRO MIGLIOR COMPAGNO, E PANDEMIA (E LOCKDOWN) DI CERTO NON HANNO CONTRIBUITO A MIGLIORARE LA SITUAZIONE.
MA CHE CONSEGUENZE HANNO STRESS E ANSIA SUL NOSTRO PESO?

Diciamolo: “stress” è forse la parola che meglio descrive la quotidianità di noi occidentali. Impegni di lavoro, ritmi di vita frenetici, abitudini alimentari e sportive spesso esagerate, stati ansiosi e depressivi causano nel nostro corpo uno stato continuo di stress.

Come il nostro corpo reagisca ce lo spiega la scienza: a una situazione eccessiva di stress, l’organismo umano risponde alzando i livelli di cortisolo.
L’ormone dello stess, per appunto.

Ma come influisce questo ormone sul nostro peso?

Il cortisolo promuove tutta una serie di meccanismi biochimici che tendono a far ingrassare.

In prima battuta, lo stress – e l’aumento del cortisolo in circolo – stimola l’appetito. Dal punto di vista evolutivo questa risposta è assolutamente sensata: dopo un evento stressante, bisogna reintegrare le energie che si sono perse.

Questa sovra alimentazione (in assenza di “reali” eventi stressanti esterni) ha però due effetti: da un lato aumenta la glicemia in circolo e, al tempo stesso, aumenta l’insulina. Questo non è altro che il primo passo verso lo sviluppo dell’insulino-resistenza, vale a dire dell’incapacità (o meglio, della ridotta capacità) del nostro organismo di rispondere all’insulina.

Ma non è tutto. Il cortisolo da un lato, nel tessuto adiposo, in sinergia con l’insulina stimola la proliferazione degli adipociti e dall’altro promuove la scissione dei trigliceridi che, come acidi grassi, proprio nel tessuto adiposo vengono accumulati.

In particolare, lo stress cronico porta a una redistribuzione del grasso nella regione addominale e viscerale,

L’effetto del cortisolo a livello del tessuto adiposo stimola la scissione dei trigliceridi e, di conseguenza, l’accumulo nel tessuto adiposo di acidi grassi.
In particolare, lo stress cronico porta a una resistribuzione del grasso nella regione addominale e viscerale.

E la medicina ci insegna che questa condizione predispone a stati di infiammazione cronica e all’insorgenza di malattie metaboliche, e aumenta sensibilmente il rischio cardiovascolare.

Ma non è tutto: attraverso l’inibizione delle proteine disaccoppianti UCP, il cortisolo contribuisce a diminuire il dispendio energetico.

Meno energia dispersa come calore, stimolo della proliferazione del tessuto adiposo, scissione dei trigliceridi: possiamo quindi affermare che il cortisolo (e quindi lo stress) contribuisca in modo significativo all’aumento di peso.

Il cortisolo, va detto, è definito ormone “catabolico”: potenzialmente, un ormone che potrebbe far perdere peso. Quella che qui abbiamo cercato di analizzare è però la sua azione in un contesto ben definito di stress cronico e sovra alimentazione, nel quale non va a intaccare la massa muscolare (e quindi non esercita la sua funzione catabolica propriamente detta).

Lo stress va a influenzare, a livello cerebrale, il centro della fame.

Il quadro che stiamo delineando è già abbastanza indicativo del ruolo dello stress nel determinare un aumento di peso.

Ma c’è un’altra azione del cortisolo che vale la pena ricordare, e che riguarda la sua capacità di influenzare, a livello cerebrale, il centro della fame.
Noi abbiamo infatti un delicato equilibrio tra ormoni oressigeni (che stimolano l’appetito) e anoressigeni (che stimolano il senso della sazietà). In questo equilibrio vanno però a inserirsi i comfort food, particolarmente presenti nella società occidentale; alimenti a basso costo, ricchi di grassi e zuccheri, che stimolano il circuito dopaminergico del piacere (lo stesso coinvolto da dipendenze da alcool e droghe) gratificando chi li mangia, anche quando non ha fame.

Emozioni negative e stress (e qui di nuovo torna alla ribalta il cortisolo) vanno a spingere il nostro organismo verso la direzione di una ricerca spasmodica della sensazione di piacere, anche nel cibo. In questo modo si va a creare una vera dipendenza, in particolar modo da cibo ipercalorico.
Ed ecco la fregatura: il cortisolo ci induce in tentazione, noi eccediamo rispetto al nostro fabbisogno calorico e ingrassiamo.

Lo stress fa gonfiare la pancia.

Fin qui ci siamo soffermati sui meccanismi biochimici alla base dell’aumento di peso in seguito all’aumento del cortisolo circolante.
Ma un altro effetto (antipatico) dello stress (e del cortisolo) è la pancia gonfia.

Questa non è una isteria da donna di mezza età: di nuovo alla base c’è un motivo ben preciso, legato alla disbiosi intestinale e di cui parlerò a breve in un articolo dedicato.

Interrompere questo circolo vizioso è possibile? Ovviamente si! Vediamo insieme come.

Ovviamente, non tutte le persone rispondono allo stress nello stesso modo, così come vi è una altissima variabilità nella sensibilità individuale al cortisolo; e quindi non tutti noi ingrassiamo se sottoposti a stress.

In particolar modo, in una condizione di stress acuto molte persone tendono a perdere peso: nel prossimo articolo scopriremo insieme perché e quali sono i meccanismi alla base di questo dimagrimento.

Sicuramente però una condizione di stress, in particolar modo se cronico, è un fortissimo fattore predisponente all’ingrassamento.
Cosa fare per contrastare questo fenomeno?

Vediamo insieme qualche buon consiglio.

Innanzi tutto, lavorare a monte per eliminare, o quanto meno ridurre, il fattore scatenante dello stress.

In secondo luogo, evitare approcci alimentari drastici e l’eccessiva introduzione di sostanze stimolanti; allo stesso modo, evitare gli allenamenti fisici troppo intensi. Sono infatti tutti fattori che, singolarmente, stimolano il nostro organismo a produrre cortisolo, che si andrebbe ad aggiungere a quello generato dallo stress.

E ovviamente, studiare un piano alimentare mirato e fare attenzione a seguirlo: la gratificzione dovuta al cibo può passare anche da piatti sani e gustosi.

Sta a noi sceglierli.

Parola di nutrizionista.

Dottoressa Maria Teresa Nivuori
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